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Flauti modello Ganassi
Soprano, Alto e Tenore

Cenni storici
La Fontegara di Silvestro Ganassi, pubblicata a Venezia nel 1535, è il primo trattato italiano sulle diminuzioni e sul flauto a becco. Nel frontespizio l'autore dedica il suo lavoro al Doge di Venezia Andrea Gritti, per il quale prestava servizio come virtuoso di viola da gamba e di flauto a becco.
Il trattato ha un'importanza straordinaria sia per le complesse formule di ornamentazione in esso contenute, che testimoniano una raffinata pratica d'improvvisazione, e sia per le notizie riguardanti la tecnica del flauto: articolazione dei suoni, emissione e diteggiature.
Nel cap. III, Regola appartenente a tutte le voce di esso instrumento, l'autore fornisce le diteggiature per le tredici note fondamentali del flauto basso, tenore e soprano, rispettivamente con estensione fa-re', do-la" e sol'-mi'". Ma la novità introdotta da Ganassi consiste nella possibilità, descritta nel cap. IV, di ampliare l'estensione del flauto di una ottava, da sol'-mi'" a sol'-mi"".
Le diteggiature per le sette note acute sono disposte, all'interno della Fontegara, in tre intavoloture, riferite ciascuna a un diverso strumento, opera di differenti costruttori. I tre flauti soprani in sol sono diversificati da tre simboli: una A, un trifoglio e una B.
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[...] prima advertisse che li flauti sono formadi da varii maestri sono differenti l'uno dall'altro non solo del foro ma nel compassar le voce & ancora nel vento & tali maestri alcuni di loro son differenti nel cordare esso instromento per causa del suo sonar variando l'uno dall'altro anchora l'orecchio. (Fontegara, cap.IV)
Tuttavia, nonostante le differenze fisiche qui descritte, la possibilità di suonare oltre l'estensione tradizionale si deve attribuire ad una caratteristica comune a questi flauti che li distingue dagli altri modelli rinascimentali.
Sapi lettor mio dignissimo che molti anni ho esperimentando il modo de sonar & diletatomi di vedere & praticare con tutti li primi sonatori che a mio tempo sono stati onde che mai ho trovato homo degno di tale arte che più dele voce ordinarie habi esercitato dil che potrebono havere agionto una de più o due voce [...]. (Fontegara, cap IV)
Ganassi era uno dei pochi, se non l'unico flautista in grado di suonare normalmente oltre l'estensione tradizionale.
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2008
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